OSSERVAZIONI AGLI OSSERVATORI

OSSERVAZIONI AGLI OSSERVATORI
Osservazioni veloci  all’editoriale di GA Stella sul turismo del 16 aprile 2016.
 
  • Se il contributo del turismo all’economia di paese cresce in valore assoluto e diminuisce in valore relativo è una buona notizia: vuol dire che settori molto più produttivi del turismo (strutturalmente a bassa produttività) crescono.
  • Le stime del contributo (economico ed occupazionale) del turismo alle economie del WTTC sono fatte con modelli econometrici con molte variabili e ipotesi, soprattuto quando si stima il contributo indiretto e indotto. Il confronto tra paesi con diversi sistemi economici ne risente. In ogni caso nei confronti con paesi quali Cina, Germania, USA e Francia, considerare il fondamentale contributo della domanda interna che, al contrario dell’Italia, si è ripresa dopo la crisi del 2007-2010. Le differenze occupazionali nel turismo tra Germania e Italia si possono spiegare in tanti modi e non solo paragonando le bellezze dei due paesi.
  • Se si vuole capire la posizione competitiva italiana nel turismo internazionale il dato più utile è la quota del fatturato turistico internazionale in europa attribuibile all’Italia, fonte WTTC che utilizza i dati che le banche centrali dei diversi paesi raccolgono con indagini campionarie per le stime degli scambi commerciali (bilancia dei pagamenti; attualmente il dato è intorno all’8% ed è stabile dal 2012 dopo una caduta costante che dura dal 1998. Le stesse indicazioni si ottengono se si considera la quota italiana (14%) della spesa turistica internazionale nei paesi FIGUSTA (Francia Italia Germania UK Spagna Turchia Austria), il paesi con cui più compete l’Italia.
  • I dati sulla permanenza media presentati al convegno Confcommercio e ripresi dall’editoriale non sono tecnicamente corretti visto che sono ottenuti dividendo il numero di notti per il numero di visitatori (dove visitatori = turisti + escursionisti). La permanenza media dei turisti internazionali in Italia è in diminuzione, ma per un semplice motivo: la componente poco apprezzata da molti osservatori, il segmento balneare, pesa meno che in altri paesi come la Spagna (dove comunque è il leggera diminuzione). In Francia la permanenza media è leggermente aumentata perché sono aumentati in misura maggiore i flussi di turismo long haul. E in ogni caso, per tutti i paesi europei c’è da considerare il cambiamento del modo di fare le vacanze: semplificando, la vacanza lunga in Europa è ormai sui 7 giorni e non su 15.
  • Non è vero che la spesa procapite in Italia è più bassa che in altri paesi. Al contrario la spesa media per notte (considerando solo i turisti e non gli escursionisti) è più elevata che in altri paesi. E il dato potrebbe essere ancora più interessante e positivo se si considerassero i dati relativi allo shopping che in tutta evidenza appaiono essere sottostimati.
 
Concordiamo sul fatto l’Italia trarrebbe vantaggio da una migliore valorizzazione dei beni culturali e da un miglioramento dei servizi pubblici, soprattutto i trasporti. Tuttavia se si vuole aumentare in modo significativo il peso del nostro paese nei flussi turistici internazionali in Europa, le priorità sono altre.
  • Per quanto concerne i flussi long-haul i temi sono: collegamenti aerei, facilità e velocità ottenimento visti, facilitazione e snellimento procedure tax-free shopping.
  • Per quanto concerne i flussi short-haul l’unica fonte di crescita significativa è avere un Mezzogiorno attrezzato per i vacanzieri mittle e nord Europa, cioè resort e grandi alberghi. Ma chi investe al Sud date le condizioni “ambientali” attuali?  Nelle condizioni ambientali rientra anche la “puzza sotto il naso” con cui si valuta il turismo di massa.