PERCHE’ IL DEBITO PUBBLICO E’ IL PIU GRANDE OSTACOLO ALLO SVILUPPO DEL TURISMO IN ITALIA

PERCHE’ IL DEBITO PUBBLICO E’ IL PIU GRANDE OSTACOLO ALLO SVILUPPO DEL TURISMO IN ITALIA

Cominciamo con qualche esempio.

A paritá di condizioni qualitative e “carrello della spesa”, un weekend in hotel a Roma per un turista tedesco puó costare fino a 40 EUR di piu’ di un weekend in hotel a Barcellona. I motivi? Ce ne sono diversi, ma due sono evidenti tanto da essere riportati nelle ricevute e nei biglietti. Le tasse.

La tassa di soggiorno porta alle casse dei comuni italiani un flusso di denaro stimato a circa 500 milioni di Euro per il 2015. Si tratta di soldi che pesano sul portafoglio dei turisti e che raramente vengono utilizzati per migliorare l’offerta turistica. Vengono invece usati per coprire altre spese fatte dai comuni e per concorrere alle politiche di valorizzazione dei beni culturali, spesso sottofinanziate in rapporto ad altri paesi.

Le “tasse”aeroportuali – aggiunte alle tariffe praticate dai vettori aerei- servono a tante cose. A parte il fuel surcharge, ci sono i diritti aeroportuali, cioé le “tasse” che finanziano i servizi degli aeroporti e, in Italia, un imposta addizionale comunale. A Roma la tassa é pari a 10 Euro e finanzia, tra le altre cose, due esempi creazione di debito pubblico. Uno é il fondo INPS – varato nell’ambito delle operazioni di salvataggio di Alitalia – che da diritto ad una cassa integrazione (molto vantaggiossa) ai dipendenti della compagnia di bandiera in esubero a seguito dell’operazione di salvataggio. L’altro fondo finanziato é quello destinato a coprire le perdite accumulate nel tempo da Roma Capitale.

Dato un contesto caratterizzato da una elevata concorrenza sui prezzi, dove il biglietto aereo influenza la scelta della destinazione, tanto che gli operatori alberghieri consultati nel sondaggio TRIPBAROMETER mettono sempre in testa alla lista dei fattori esogeni che impattano sulla loro profittabilitá l’andamento delle tariffe aeree, cosa succede in Italia nel 2016?

Ryanair, dato il prezzo basso del petrolio, dovrebbe abbassare le proprie tariffe del 10%. La stessa cosa potrebbero farla altri vettori Low Cost. Quindi le destinazioni turistiche che sono nei pressi di aeroporti serviti da Ryanair dovrebbero avere un vantaggio su altre destinazioni. I punto é che non sará l’Italia a beneficiarne, ma Spagna e altri paesi come Portogallo. Perché?

Ryanair ridisegna il network italiano chiudendo rotte sulle destinazioni tipicamente inbound, e aumentando le rotte su quelle outbound (come Milano). Ryanair spiega la ragione di questa mossa con aumento delle tasse aeroportuali. Tuttavia, se così veramente fosse, allora perchè aumentare i collegamenti da Roma dove vigono tasse molto esose? Non é da escludere la difficoltá a gestire alcune rotte in equilibrio economico senza i generosi contributi pubblici sui quali le compagnie tradizionali stanno facendo pressione per una maggiore trasparenza e rispetto delle regole. Anche in questo caso, come abbiamo giá scritto, l’investimento pubblico (a debito) per finanziare la costruzione e la gestione di aeroporti in ogni angolo d’Italia, si sta rivelando per quello che é: un investimento con bassissimo ritorno.

Dulcis in fundo, l’IVA. La Legge di Stabilità 2016 ha momentaneamente stoppato l’aumento dell’IVA, rimandandolo però al 2017. L’IVA per servizi ricettivi e ristorativi passerebbe dall’attuale 10% al 13% con conseguenze significative sulla domanda domestica e rilevanti su quella internazionale. I margini di manovra per impedire l’aumento diventano molto stretti.

In sintesi, i debiti accumulati nel passato bisogna pagarli. Chi paga? I cittadini e le imprese italiane. Per le imprese turistiche che in un settore a bassa marginalitá devono devolvere alle casse dello Stato una buona parte dei propri guadagni (in misura superiore dei colleghi spagnoli) restare competitive diventa  una mission impossible. Le pagano anche i turisti che in modo trasparente se le vedono stampate sulla ricevuta degli hotel e sui biglietti degli aerei. Ho l’impressione che, purtroppo, ne terrano in gran conto.

Competenze

Postato il

8 febbraio 2016